CRATILO - PLATONE

 


Il Cratilo di Platone è un dialogo che viene dedicato al tema del linguaggio. Si tratta, infatti, di una riflessione sulla correttezza dei nomi, analizzando se questa sussista per natura o per convenzione. Ma questo obiettivo possiamo affermare sia intimamente connesso da un lato all'ontologia e dall'altro all'epistemologia platonica: queste sembrano quasi incorniciare un curioso e dettagliato excursus etimologico che finisce con l'occupare la maggior parte del dialogo. 

Nel dialogo convergono elementi che arrivano da ambiti diversi: dai poeti arcaici, a Eraclito, ai Pitagorici, agli Orfici, agli Eleatici, a Empedocle, a Democrito, ad Anassagora, ai Sofisti. Un tale sincretismo, quindi, vanifica qualsiasi tentativo di identificare un preciso obiettivo per il dialogo. Tuttavia, si può dire che in qualche modo Platone sembra avere da una parte l'intenzione di distruggere qualsiasi teoria che parte dal presupposto della concordanza tra nome e cosa, dall'altra la volontà di opporsi alla riduzione dell'indagine sulle cose a indagine sui nomi. 

Il dialogo inizia con Cratilo ed Ermogene che discutono in merito ai nomi, il primo crede che questi siano corretti per natura perché indicano le cose in virtù di una connessione intrinseca con esse, mentre l'altro pensa che i nomi siano solamente una convenzione stabilita tra gli utenti. 

A confutare le loro teorie arriva Socrate, che per prima cosa prende in esame la teoria di Ermogene e la contesta dicendo che i nomi rappresentano qualche aspetto dell'oggetto a cui si riferiscono, poiché solo in questo modo sono in grado di descriverli. Da qui, poi, si sviluppa una lunga riflessione che porta alla digressione sulle etimologie, molto interessante sia perché ricca di riferimenti ad un patrimonio di nozioni dell'VIII-V sec. a. C. sia perché ragiona in merito a varie concezioni platoniche sul cosmo e sull'uomo. Tuttavia a Platone non interessa analizzare le filiazioni storiche dei nomi, ma vuole analizzarli attraverso due procedimenti: l'analisi sintagmatica e la paronomasia. Da qui Socrate ammette che la correttezza dei nomi si basa sulla correttezza degli elementi che lo compongono. 

In questo momento interviene Cratilo che si oppone a Socrate e afferma che il nome è sempre vero, perché è della stessa natura delle cose che descrive. Il nome sbagliato, invece, non è un vero nome. Tuttavia Socrate ribatte che non c'è identità tra il nome e la cosa, ma somiglianza. Ma Cratilo non è d'accordo, perché crede nei nomi come fonte di conoscenza, una posizione totalmente opposta a quella di Platone. 

Socrate, infatti, espone il punto di vista di Platone, ossia il fatto che la conoscenza può essere ritenuta vera solo se è conoscenza delle cose e non dei nomi che la indicano, poiché il nome è solo il primo dei cinque elementi che permettono il percorso conoscitivo (nome, definizione, immagine, conoscenza, oggetto conoscibile). 

La conclusione è scettica, infatti Cratilo ed Ermogene non sono convinti delle posizioni di Socrate e se ne vanno, lasciando il dibattito aperto. Pertanto si può dire che Platone non risolvi un problema ma lo imposti. 

Rebecca Luisetto 


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