IL FIGLIO - PHILIPP MEYER


"Il figlio" è un romanzo insolito e impegnativo. La parte insolita è il fatto che la storia sia narrata da tre personaggi differenti, che fanno parte della stessa famiglia e che vivono in diverse realtà temporali. La parte impegnativa, invece, sta nella minuziosità di particolari con cui si viene avvolti nel momento in cui si affrontano queste pagine. Il racconto viene ambientato in Texas e ci mostra una realtà a noi oscura: la vita delle tribù, i massacri per la conquista e la ferocia dell'uomo. Il personaggio che apre la storia è Eli, conosciuto come "il colonello", capostipite di una famiglia che non ne riflette il valore ed il coraggio. Non è lo stereotipo del bianco, anzi sarà colui che riuscirà a essere indiano e texano allo stesso tempo, protettore dei propri beni e del proprio bene. Egli sembra essere il personaggio più egoista, ma si rivela soltanto un uomo dai principi irremovibili e la personificazione della legge del più forte. Successivamente appare suo figlio Peter, che sembra essere una sorta di rigetto per il mondo rude e senza scrupoli in cui è nato. Il padre lo guarda con vergogna e alcune volte dal testo traspare un menefreghismo riguardo ai suoi voleri. Lo stesso autore evidenzia i suoi pensieri, i quali sono consci del fatto di non essere la persona adatta a vivere spargendo sangue e senza risparmiare i più deboli. Infine vi è Jeannie, la quale è il modello di donna forte, capace di provvedere a se stessa, ma sofferente per essere schiava di quella terra e nostalgica degli amori mal vissuti. Dunque sicuramente consiglio la lettura di questo libro, ma non nascondo la difficoltà del ritmo narrativo, che a volte si fa ridondante e tedioso. 

Rebecca Luisetto



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