NINFA DORMIENTE - ILARIA TUTI



Ilaria Tuti non delude e, dopo il successo di “Fiori sopra l’inferno”, torna con un thriller a dir poco coinvolgente e appassionante. La “Ninfa dormiente” ha tutte le caratteristiche che un libro dovrebbe avere: personaggi che appaiono così reali da iniziare a far parte della nostra vita, emozioni che fanno venire la pelle d’oca e spingono il cuore a battiti alti, elementi della nostra storia e tradizione che si intrecciano perfettamente con l’immaginazione dell’autrice.

Il racconto comincia da un ritrovamento di un ritratto del 1945, che ha una caratteristica particolare: è stato dipinto con il sangue. Il pittore, però, pur essendo ancora in vita è come se fosse un vegetale: non parla e non si muove. L’accusa ricade fin da subito su di lui, ma tanti tasselli non tornano. Sarà il commissario Teresa Battaglia insieme alla sua squadra che, come nel primo romanzo, seguirà le  indagini che si faranno, pagina dopo pagina, sempre più intricate e rivelatrici di mondi sconosciuti o ignorati. L’aspetto interessante è che nello stesso intreccio si inserirà la storia privata della stessa Battaglia, il suo diario che raccoglie gli appunti di vita che sembrano scorrerle via dalla mente a causa della sua malattia degenerativa.  Stupisce anche l’approfondimento sull’ispettore Marini, che diventerà un’altra anima fondamentale della storia.

Al centro del thriller una valle, la Val Resia. Colpiscono i dettagli che la rendono una realtà unica nel patrimonio umano. Un luogo che mantiene una sua lingua, una tradizione millenaria e un popolo che si differenzia anche per il suo patrimonio genetico. Un nido che protegge, conserva e mantiene segreti appartenenti alla sua gente. A dir poco affascinante.

Il ritmo narrativo è incalzante, veloce e travolgente. Si viene inghiottiti da un vortice di curiosità che spinge a voltare le pagine una dietro l’altra. Una lettura che fa la differenza.

Rebecca Luisetto

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